Linebreeding, outcrossing e diversità genetica

Criteri di allevamento, diversità genetica e pregiudizi comuni nello scenario Europeo.

2003 AKC canine health conference

Sindrome dello stallone famoso e rischio di perdità della diversità genetica.


"Gli allevatori sottovalutano la diversità che può essere presente all'interno di una razza, anche se derivante da un ristretto numero di fondatori.
Uno studio genetico portato a termine sui cani di razza Chinook, che erano ridotti a quattro soggetti negli anni '70, ha evidenziato una diversità genetica ed una eterozigosi apprezzabili all'interno della razza stessa.
Il problema di un pool genetico limitato, sentito spesso dagli allevatori, spinge spesso alcuni di loro a scoraggiare il linebreeding promuovendo l'outbreeding nel tentativo di proteggere la varianza genetica della razza. Tuttavia ciò si basa su di un concetto errato.
Gli studi sulla conservazione genetica nelle razze rare hanno infatti evidenziato come questa pratica contribuisca in realtà alla perdita di diversità genetica: incrociando uniformemente tutte le "linee" o famiglie di cani della stessa razza, si eliminano le differenze tra loro, diminuendo in definitiva la diversità dei singoli individui.
Il processo di allevare per linee separate, con molti allevatori che "incrociano" e ritornano in linea a seconda delle esigenze garantisce varianza all'interno del pool genetico."


scritto da Lynne Kuczynski Veasie, guest columnist di Skye Terrier Feb, Articolo presente nella AKC Gazette 2004. P. 74.
Traduzione: C.Giammiro

Ci sono di certo molte idee differenti riguardo a metodi e programmi di allevamento, in particolare per quanto riguarda accoppiamenti stretti contrapposti a programmi basati su bassi "coefficienti di inbreeding" (COI).
In Europa (e in particolare nei paesi nordici per quanto mi è dato modo di sapere) vi è una marcata tendenza verso l'allevamento in bassa consanguineità, la ragione sarebbe da ricercare nei rischi legati alla salute di cui i programmi di allevamento in altà consanguineità sarebbero responsabili.
Sebbene ciò possa (in certa misura) essere vero, penso che ciò sia più legato a problemi tipici di certe linee o soggetti che con il metodo di allevamento in se stesso.
Ovviamente due cani non sani non potranno che produrre altri soggetti affetti, e dunque se vi è un problema nascosto un programma in linebreeding evidenzierà manifestandole le tare ereditarie.
Ma ciò non ha nulla a che vedere con il linebreeding in se stesso; potremmo dire che in tal caso il linebreeding porta in superficie dei problemi pre-esistenti, ma non che ne crea di nuovi.
Si tratta in fin dei conti di decidere se si preferisce non correre il rischio di incontrare un problema, o se si preferiscce invece sapere quali problemi si nascondono sotto la apparente salute di una certa linea, e cercare di risolverli se e quando si verificano.
Una cosa è comunque certa, un cane in salute e allevato in linebreeding offre garanzie ben maggiori di essere privo di difetti genetici di uno altrettanto sano ma proveniente da un programma in outcross. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda i caratteri recessivi semplici.
Non è mia intenzione convincere nessuno a cambiare idea e meno ancora è mia intenzione giudicare nessuno, ma se devo ammettere che ci sono programmi di allevamento in outcross che hanno ottenuto buoni risultati, vorrei che fosse comunque chiaro come dei programmi di allevamento in linebreeding hanno ancora molto senso di essere, almeno fintanto che siano supportati da una buona conoscenza dei rischi potenziali e dei difetti che una linea potrebbe portare.
Nonostante questi fatti, l'ultima "moda" ed i più accaniti (e meno moderati) oppositori del linebreeding/inbreeding considerano queste ultime come pratiche inaccettabili, e che degli allevatori seri non dovrebbero nemmeno prendere in considerazione, se non altro per salvaguardare la diversità genetica della razza.
Sebbene non sia lo scopo di questo articolo la discussione di questioni legate ad eterozigosi, omozigosi ecc. ( ed i rischi derivanti da posizioni estreme che in alcunbi casi arrivano a richiedere il divieto di allevamento di cani di razza...), penso che sia importante portare all'attenzione degli allevatori il risultato di un recente studio che spiega come e perchè il linebreeding sia probabilmente il modo migliore per preservare la diversità genetica di una data razza, il che ovviamente sta a cuore a noi tutti, .
I risultati di questo studio sono stati riassunti in una presentazione dal titolo "Sindrome dello stallone famoso e rischio di perdità della diversità genetica" redatta da Lynne Kuczynski Veasie e pubblicata nel numero di Febbraio della AKC Gazette del 2004 nel contesto della relazione sulla "Conferenza sulla Salute Canina del 2003"(vedi box a fianco).

Quello che alcuni allevatori non sembrano realizzare, è che nonostante il numero relativamente basso di fondatori su cui si basa la nostra razza, siamo soliti lavorare con COI più bassi di moltissime altre razze, e personalmente non vedo la ragione per cui bisognerebbe cercare di abbassarli ulteriormente.
Penso che fondamentalmente la questione non sia tanto l'andare "fuori linea" per evitare problemi, ma che sia in primo luogo necessario prevenire gli individui affetti o portatori dall'essere usati in riproduzione, e secondariamente cercare di evitare che lo stesso patrimonio genetico venga distribuito su di una vasta popolazione. Cio avviene di solito quando tutti gli allevatori usano lo stesso stallone o la stessa linea (sindrome dello stallone famoso), ma anche a causa di outcross casuali, aprioristici e non ragionati.
Questa è una situazione che dovremmo conoscere bene qui in Europa, e ciò è provato dal fatto che è molto difficile trovare una linea di sangue nella quale non siano presenti le linee che non nomino ma che tutti sappiamo essere molto popolari nel nostro continente.
Penso che in verità siano questi i veri problemi di cui dovremmo preoccuparci in futuro.
Per quanto riguarda la serietà degli allevatori, non penso proprio che questa sia inversamente proporzionale al coefficiente di inbreeding dei loro programmi di allevamento come alcuni suggeriscono; più il COI è basso e più l'allevatore è serio....

A mio avviso l'allevatore serio è quello che:

Può darsi che i miei pensieri a riguardo siano enafatizzati a causa della difficoltà che incontro nel lavorare con una famiglia di linee di sangue (T'domar - Kodara) poco e male rappresentata in Europa, ma sono convinto che il vero problema sarà dato dal non riuscire più a trovare linee di sangue su cui effettuare un outcross, e questo è uno dei motivi per cui penso che tutti noi dovremmo cercare di lavorare sul nostro pool genetico con l'obbiettivo di creare una linea di sangue ben definita, in maniera tale che sia ancora possibile andare in outcross su altri soggetti allevati in linebreeding appartenenti alla stessa famiglia (stessi ascendenti e stesso fenotipo) favorendo la ricombinazione genetica ma al contempo mantenendo una diversita genotipica e riducendo i rischi di "importazione" di caratteri fenotipici indesiderati.
Detto ciò devo ovviamente dire che concordo sul fatto che allevare in consanguineità per diverse generazioni possa causare dei problemi, ma è altrettanto vero che questo probabilmente dipende molto dalle linee in questione, e dalla capacità ed esperienza dell'allevatore, dato che esistono linee che pur essendo state allevate in consanguineità stretta per molti anni ancora non mostrano alcun segno di collasso genetico.


Cesare Giammiro      

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